Viaggio verso… 1

nave_james_coockIntroduzione

Vi è possibile associare la parola ‘lavoro’ a termini come ‘realizzazione di sé’, ‘benessere’, ‘felicità’? Oppure mettere in relazione il concetto di ‘ambiente lavorativo’ con parole quali ‘nutriente’, ‘sano’, ‘costruttivo’? Se la risposta a queste domande assomiglia a qualcosa come… “No, non direi proprio”,  “Sì, mi è possibile, ma solo facendo un notevole sforzo d’immaginazione”,  “Sì, ma non senza scoppiare a ridere (o piangere)”… Ecco, allora vi sarà facile comprendere come mai quello del Benessere Organizzativo è un tema ormai divenuto cruciale nel dibattito socio-culturale (ed economico) internazionale. La distanza, anche soltanto soggettiva e personale, fra l’auspicato (ciò che vorremmo fosse) e il percepito (ciò che è), ci dà la misura immediata di quanto ‘inquinati’ vengano considerati, mediamente, i luoghi di lavoro. C’è da specificare una cosa: probabilmente, non sono tanto o solo le condizioni esterne ad essere peggiorate nel tempo, quanto la nostra sensibilità e consapevolezza ad essere progressivamente aumentate. E dunque, così come non siamo più disposti a considerarci ‘sani’ soltanto in assenza di malattie gravi bensì in presenza di un “completo stato di benessere psichico, fisico e sociale” (OMS, 1948), allo stesso modo non ci basta più lavorare per vivere, ma ci aspettiamo che il lavorare in sé sia un’opportunità per sperimentare quel benessere cui aspiriamo.

   Vista in un altro modo, potremmo ipotizzare un parallelismo fra l’ormai consolidata preoccupazione nei confronti della compromissione dell’ambiente naturale globale e l’attenzione sempre più allarmata verso le difficili condizioni di molti ambienti/sistemi sociali. Il ponte fra le due direttrici ha un nome ben preciso: sostenibilità. Così come, a quanto pare, non ci possiamo più permettere di gravare sull’ambiente naturale in modo non sostenibile (distruzione di eco-sistemi necessari alla nostra sopravvivenza, sfruttamento eccessivo di risorse energetiche non rinnovabili e in esaurimento, inquinamento degli “habitat” umani sia urbani che rurali) similmente, su larga scala, siamo sempre meno propensi a sopportare ambienti sociali, in primis quelli lavorativi, che presentino condizioni dannose per la salute fisica e/o psicologica (abusi, violenze, sfruttamento, corruzione, manipolazione, de-personalizzazione…).

   In tutto ciò non possiamo tralasciare il discorso “crisi”: il collasso socio-economico al quale da anni stiamo assistendo sta necessitando una rifondazione del modello di sviluppo sul quale avevamo “investito” e che si è dimostrato essere ben più che fallibile. In questo profondo (e certamente non indolore!) processo di ridefinizione c’è spazio anche per la questione “benessere organizzativo”, come a dire: nel mondo che verrà il lavoro, qualunque esso sia, dovrà essere un’attività il più possibile parimenti orientata alla produzione di profitto (materiale) e alla generazione di valore (immateriale), tanto individuale (chi lavora) quanto collettivo (chi beneficia del lavoro svolto).

    E’ a partire da questi spunti di riflessione che intendiamo impostare il viaggio che stiamo per intraprendere e a cui v’invitiamo a partecipare e, volendo, contribuire: cercheremo di scoprire in che modo e in quale direzione le organizzazioni professionali (in Italia e all’estero) si stanno muovendo per la tutela e la promozione del benessere di coloro che ne fanno e ne sono parte; andremo a indagare come le imprese, in quanto eco-sistemi biologici, sono oggi in grado di garantire la crescita degli “organismi” che li compongono (dipendenti) nel rispetto dell’ambiente circostante (mercato).  Adottando questa prospettiva eco-logica mapparemo innanzitutto l’odierna situazione sia a livello nazionale che internazionale, per poi individuare le direzioni più stimolanti attualmente in evoluzione.

   La prima tappa del nostro viaggio consisterà in una fotografia, che ci mostri l’attuale incidenza epidemiologica dello stress lavoro-correlato a livello italiano ed europeo: così come uno degli indicatori base per la valutazione del livello di inquinamento di un ambiente urbano è lo smog, allo stesso modo lo stato di benessere/malessere di un sistema organizzativo può essere monitorato attraverso la rilevazione del livello di stress percepito. Dopodiché faremo il punto sia sulla normativa comunitaria e nazionale vigente in relazione al fenomeno, sia sulla risposta e l’adesione delle imprese a questa legislazione. Proveremo infine ad interrogarci sull’effettiva efficacia delle prassi ad oggi esistenti per la gestione del problema. Tutto questo nella prima tappa del nostro “Viaggio verso un’ecologia dei sistemi organizzativi”… Alla prossima!

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