Viaggio verso… 9

Green-economy-futuro-sostenibileConsiderazione conclusive (prima parte)

Eccoci arrivati all’ultima fase del nostro ‘Viaggio verso un’Ecologia dei Sistemi Organizzativi’, durante il quale abbiamo percorso ed esplorato le principali strade che un’azienda ha oggi a disposizione per prendersi (seriamente) cura del ben-essere dei propri dipendenti. In questa penultima tappa, per tirare le fila di quanto discusso finora e mettere un po’ d’ordine, proviamo a stilare un brevissimo vademecum, immaginando di voler fornire ad un’ipotetica organizzazione alcuni suggerimenti per diventare più Ecologica:

  1. Innanzitutto è fondamentale e imprescindibile che venga garantita l’incolumità fisica delle persone, e dunque vengano messi in atto tutti quei provvedimenti per creare ambienti di lavoro sicuri . Parallelamente, il personale va adeguatamente formato affinché adotti comportamenti volti alla tutela da inutili rischi. La normativa vigente in tal senso può forse risultare eccessivamente esigente o voluminosa, ma ciò non può in alcun modo portare a considerare la salute e sicurezza fisica dei propri dipendenti un fastidioso onere. Dovrebbe al contrario essere la primissima pre-occupazione di un’azienda, una condizione sine qua-non si possa cominciare a parlare di benessere organizzativo. Per un approfondimento sul tema si vedano i capitoli 2 e 3.
  1. Muovendosi oltre la tutela strettamente fisica dei dipendenti (sul luogo di lavoro), ecco che incontriamo le politiche di welfare. Il cosiddetto Welfare Aziendale (o Secondo Welfare) è quell’insieme di policy e iniziative adottate dall’impresa per migliorare la qualità della vita del personale, sia sul luogo di lavoro che nella vita privata. Si va dalla conciliazione casa-lavoro ai benefit, dalle convenzioni sanitarie (o di altro tipo) ai servizi di mobilità e time-utility, dagli sportelli di ascolto alla palestra aziendale. Alcune di queste opportunità coinvolgono anche la famiglia del dipendente, in un’ottica di sostegno integrale all’individuo. Tutto ciò per il semplice e comprovato fatto che se una persona è felice e orgogliosa di essere parte in un’organizzazione dalla quale si sente apprezzata, tutelata e riconosciuta, sarà naturalmente portata a lavorare meglio e con più solerzia. E’ importante sottolineare che una politica di welfare efficace dev’essere progettata e realizzata con il coinvolgimento diretto di coloro sui quali andrà a impattare; solo così sarà infatti possibile creare un’offerta che risponda effettivamente ai bisogni e desideri della popolazione di riferimento. Per approfondire questi concetti si vedano i capitoli 4 e 5.
  1. C’è un ulteriore livello di cura dei dipendenti verso cui un’azienda può dimostrarsi sensibile: quello spirituale. Di primo acchito questa dimensione sembrerebbe davvero irrilevante in ambito lavorativo e riguardare esclusivamente l’individuo; ma nella misura in cui non siamo semplici macchine o ingranaggi e passiamo gran parte della nostra esistenza al lavoro, è fondamentale che in quell’ambiente siano disponibili strumenti per una realizzazione di sé che includa anche il piano spirituale, essenziale per il “buon funzionamento” di un essere umano. Le pratiche di consapevolezza possono essere di grande aiuto in tal senso, innanzitutto aiutando a gestire in maniera più sana lo stress lavoro-correlato, ma soprattutto aiutando i dipendenti a sviluppare attitudini e comportamenti più etici, responsabili e cooperativi, a beneficio della salute dell’organizzazione e più in generale del mercato. Per saperne di più, si vedano i capitoli 6, 7, 8.

Quanto più un’organizzazione sarà in grado di presidiare e sviluppare questi tre “livelli di cura” in modo progressivo, attento e dialogico, tanto più creerà le condizioni affinché gli ambienti fisici e psico-sociali di cui è composta siano ecologicamente sani, ovvero garantiscano agli individui che li abitano una soddisfazione quanto più integrata possibile dei propri bisogni. Rispetto al come fare tutto ciò, non sembrano esserci formule standard né percorsi precostituiti, anzi la chiave di successo pare quella della specificità. Ciascun sistema organizzativo (eventualmente con il sostegno e la consulenza di esperti) ha il diritto e la possibilità di elaborare progetti di “bonifica” originali e profondamente ancorati alle proprie peculiarità culturali. Gli esempi sono molteplici e cominciano a diffondersi anche nel nostro paese, come visto nel corso del nostro Viaggio. In tal senso abbiamo cercato di sostenere qualsiasi affermazione fatta durante le varie tappe con riferimenti a dati, ricerche, studi o siti, così da consentire al lettore interessato di utilizzare il singolo capitolo come punto di partenza per un’indagine potenzialmente molto più ampia. Ci auguriamo che questo approccio si sia rivelato utile, consapevoli che la quantità di argomenti affrontati è stata ampia e lo spazio a disposizione limitato.

Per concludere vorremmo soffermarci su alcune considerazioni circa la macro-direzione che la mole di materiale raccolto sul tema “ecologia organizzativa” sembra indicare: quale panorama si staglia all’orizzonte? A che tipo di sfide sarà chiamata a rispondere l’azienda del futuro? Ci confronteremo con tali quesiti nel prossimo e ultimo capitolo.

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